E' nato un nuovo movimento, ed è partita una campagna pubblicitaria a tappeto su tutto il territorio con dei manifesti molto accativanti. 'Ripartiamo da Zero' è il nome.
Debito Zero, Corruzione Zero, Burocrazia Zero, Privilegi Zero, Tecnocrazia Zero, Speculatori Zero, Nominati Zero, Evasori Zero, Denatalità Zero, Suicidi Zero, Delocalizzazioni Zero, Divario Digitale Zero, Mafia Zero.
Wow, vien da dire, quanta bella roba.
Poi, sotto in piccolo, è riportato il simbolo del Popolo della Libertà. No, dico, del PdL? Facciamo un mero esercizio di memoria per ricordarci come quel partito abbia lottato per raggiungere gli obiettivi.
"Evasori Zero": depenalizzazione del reato di il falso in bilancio.
"Corruzione Zero": ostruzionismo al ddl anticorruzione attualmente in discussione.
"Nominati Zero": introduzione del Porcellum che elimina le preferenze.
"Debito Zero": negli anni di Governo Berlusconi il debito pubblico non ha fatto che aumentare.
"Tecnocrazia Zero": se c'è stato bisogno dell'attuale esecutivo tecnico è anche perchè il PdL ha portato il paese sull'orlo del baratro.
"Mafia Zero": ehm...
Sul sito, nello Zerocedario, sono poi indicati i valori del Movimento, tra cui spiccano "disinteresse personale" (sentire un gruppo che fa capo a Berlusconi parlare di disinteresse fa sorridere), "disponibilità al sacrificio" (cercasi kamikaze della politica), "Certezza della pena per chi è condannato" (no, dai, troppo facile...), "rifiuti zero" (berlusconi a 5 stelle?) ed altre perle del genere.
E' del 26 maggio, poi, un comunicato stampa del segretario del PdL Alfano, che dice "E’ il momento di tornare ad ascoltare gli elettori" (e come mai avevate smesso? Non era il vostro Presidente ad autoincensarsi ogni volta con il 'consenso popolare' di cui diceva di godere?!).
Manca solo la scritta "e lo Scherzo Continua...".
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giovedì 31 maggio 2012
mercoledì 30 maggio 2012
Loro Chiedono una Cosa Diversa
Non sono del tutto d'accordo con l'annullamento dei festeggiamenti del 2 giugno, ma non perchè sia un'esaltatore della patria e della grandezza nazionale, solo ritengo che strutture e tutto il contorno siano già state prenotate da tempo, e annullarle a questo punto, a pochi giorni dall'evento, porterebbe a risparmi nulli o poco più.
Interessante è però il comunicato dell'Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco. Notate che il focus, qui, non è sul denaro da spendere (si parla di tagli, ma non riferiti ai costi della parata), ma sul Personale delle forze dell'ordine, da dirottare nei luoghi dell'emergenza.
Sembrerà una virgola, ma il significato è importante.
"L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede la sospensione della parata del 2 giugno e chiede che i lavoratori del Corpo nazionale non vengano mandati ad esibirsi in una sfilata, ma a prestare la loro opera di soccorso tecnico urgente alla popolazione delle zone terremotate.
Per l’USB VV.F., i Vigili del Fuoco sono un ente sociale, che non ha mai avuto alcun motivo di partecipare a parate militari o carnevalesche. Ancora più incomprensibile ed inaccettabile in questo momento la scelta di impegnare un folto gruppo di lavoratori per la sfilata del 2 giugno, lasciando al contempo alcune zone terremotate prive di operatori.
Non basta dichiarare il lutto nazionale per mettere a tacere la coscienza sulla tragedia che sta colpendo l’Emilia. Non serve “mostrare i muscoli” con una parata, quando il nostro Paese viene messo in ginocchio dai debiti ed il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco subisce continui tagli lineari. Oggi, infatti, il soccorso tecnico urgente alla popolazione è assicurato solo ed esclusivamente con il raddoppio dei turni del personale VV.F. e con la certezza che i lavoratori non saranno retribuiti, perché il Dipartimento non ha fondi e si appresta a nuovi tagli lineari.
Tagli che oggi si dimostrano drammaticamente irresponsabili, in quanto hanno anche contribuito a rendere sempre più precaria la sicurezza nei luoghi di lavoro, come risulta dalla lugubre conta dei lavoratori morti in Emilia. In questo momento i Vigili del Fuoco sono il primo ente preposto alla incolumità privata e pubblica a ricercare la catena di responsabilità di chi ha autorizzato la lavorazione in capannoni con travi poggiate sui pilastri senza essere ancorate. Come lavoratori si interrogano, ed interrogano quella politica che fino a ieri considerava la sicurezza come un onere per le imprese e ha fatto in modo di ridurre, se non eliminare, i controlli per garantirla.
L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede dunque al Presidente della Repubblica ed al Governo di porre fine alle parate e di considerare i lavoratori del Corpo Nazionale per la loro professionalità.
La USB Vigili del Fuoco denuncia la mancata applicazione del principio di precauzione da parte delle autorità politiche e tecniche in Emilia. La decisione di far riprendere le attività produttive nelle zone colpite dal recente sisma è stata una grave imprudenza. Il principio di precauzione a differenza della prevenzione, che limita i rischi oggettivi provati, interviene sui rischi ipotetici basandosi su precisi indizi o fenomeni. L’assenza di certezza scientifica non può costituire un pretesto per la mancata o la tardiva adozione delle misure adeguate al contenimento del rischio. Nessuno può prevedere un terremoto, ma una volta avvenuto l’evento si devono mettere in atto tutte le azioni possibili per evitare altre perdite umane. Questo non è avvenuto in Emilia, le vittime di ieri ne sono la dimostrazione. Non è accettabile che un Paese civile anteponga le ciniche logiche dell’economia alla vita dei suoi cittadini.
Chiediamo come sindacato che vengano da subito bloccate tutte le attività produttive nelle zone colpite, che venga da subito istituita una cassa integrazione speciale, per garantire un reddito a chi non lavora e che vengano istituiti fondi ad hoc per intervenire nei luoghi di lavoro per la messa in sicurezza degli stessi.
Il lavoro nelle aziende delle zone terremotate non potrà essere ripreso prima che siano garantite le condizioni di assoluta sicurezza. Evidente la carenza strutturale di molti di questi edifici, che si sono accartocciati su se stessi come castelli di carta. Sarà compito della magistratura accertare le responsabilità, sarà compito anche di questo sindacato richiedere un indagine interna, per chiarire se i Vigili del Fuoco in questo frangente hanno fatto tutto quello che dovevano, per scongiurare quanto accaduto. Non possiamo infatti sottrarci a domande importanti, se è vero quanto affermato da alcuni giornali. Se alcune delle strutture che sono crollate avevano avuto il via libera alla ripresa lavori da parte dei nostri tecnici, dovremo domandarci se oggi esistono gli strumenti idonei per dare risposte certe. Risposte che se sbagliate, costano la vita delle persone. Vogliamo essere certi, che non siano state impartite direttive per indurre a valutazioni frettolose, così da permettere la rapida ripresa della macchina economica. Fondamentale l’applicazione del principio di precauzione, dunque prioritario ridurre al minimo il rischio e conseguentemente la perdita di vite umane. Non vogliamo apparire, quelli dell’oracolo del giorno dopo, ma come sindacato abbiamo l’obbligo di intervenire su una tragedia che tocca soprattutto il mondo del lavoro e la sicurezza ad esso connessa. Siamo o non siamo il Paese delle catastrofi annunciate? Abbiamo pianto troppo spesso per aver ignorato indizi e segnali chiari che l’ambiente ci aveva così chiaramente indicato.
Concludiamo con una riflessione sulla Protezione Civile, che oggi vive un momento di trasformazione. Allo stato attuale si rischia di perdere ancora una volta l’occasione per dotare questo Paese di un sistema efficiente di salvaguardia, si rischia ancora una volta di non prestare attenzione alla grave situazione in cui si trova il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, depotenziato e con sempre meno risorse. La USB VVF sta preparando e presenterà presto una proposta di legge che mira ad ottimizzare e migliorare il sistema di Protezione Civile, ponendo i Vigili del Fuoco al centro di questa organizzazione. Speriamo di essere ascoltati per il bene di tutti.
La USB Vigili del Fuoco è vicina a tutta la popolazione colpita dell’Emilia ed è vicina alle famiglie di tutte le vittime."
Sei d'accordo con me o vuoi farmi sapere cosa ne pensi? Scrivimi, puoi seguirmi ed essere sempre aggiornato via Facebook o Twitter.
Interessante è però il comunicato dell'Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco. Notate che il focus, qui, non è sul denaro da spendere (si parla di tagli, ma non riferiti ai costi della parata), ma sul Personale delle forze dell'ordine, da dirottare nei luoghi dell'emergenza.
Sembrerà una virgola, ma il significato è importante.
"L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede la sospensione della parata del 2 giugno e chiede che i lavoratori del Corpo nazionale non vengano mandati ad esibirsi in una sfilata, ma a prestare la loro opera di soccorso tecnico urgente alla popolazione delle zone terremotate.
Per l’USB VV.F., i Vigili del Fuoco sono un ente sociale, che non ha mai avuto alcun motivo di partecipare a parate militari o carnevalesche. Ancora più incomprensibile ed inaccettabile in questo momento la scelta di impegnare un folto gruppo di lavoratori per la sfilata del 2 giugno, lasciando al contempo alcune zone terremotate prive di operatori.
Non basta dichiarare il lutto nazionale per mettere a tacere la coscienza sulla tragedia che sta colpendo l’Emilia. Non serve “mostrare i muscoli” con una parata, quando il nostro Paese viene messo in ginocchio dai debiti ed il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco subisce continui tagli lineari. Oggi, infatti, il soccorso tecnico urgente alla popolazione è assicurato solo ed esclusivamente con il raddoppio dei turni del personale VV.F. e con la certezza che i lavoratori non saranno retribuiti, perché il Dipartimento non ha fondi e si appresta a nuovi tagli lineari.
Tagli che oggi si dimostrano drammaticamente irresponsabili, in quanto hanno anche contribuito a rendere sempre più precaria la sicurezza nei luoghi di lavoro, come risulta dalla lugubre conta dei lavoratori morti in Emilia. In questo momento i Vigili del Fuoco sono il primo ente preposto alla incolumità privata e pubblica a ricercare la catena di responsabilità di chi ha autorizzato la lavorazione in capannoni con travi poggiate sui pilastri senza essere ancorate. Come lavoratori si interrogano, ed interrogano quella politica che fino a ieri considerava la sicurezza come un onere per le imprese e ha fatto in modo di ridurre, se non eliminare, i controlli per garantirla.
L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede dunque al Presidente della Repubblica ed al Governo di porre fine alle parate e di considerare i lavoratori del Corpo Nazionale per la loro professionalità.
La USB Vigili del Fuoco denuncia la mancata applicazione del principio di precauzione da parte delle autorità politiche e tecniche in Emilia. La decisione di far riprendere le attività produttive nelle zone colpite dal recente sisma è stata una grave imprudenza. Il principio di precauzione a differenza della prevenzione, che limita i rischi oggettivi provati, interviene sui rischi ipotetici basandosi su precisi indizi o fenomeni. L’assenza di certezza scientifica non può costituire un pretesto per la mancata o la tardiva adozione delle misure adeguate al contenimento del rischio. Nessuno può prevedere un terremoto, ma una volta avvenuto l’evento si devono mettere in atto tutte le azioni possibili per evitare altre perdite umane. Questo non è avvenuto in Emilia, le vittime di ieri ne sono la dimostrazione. Non è accettabile che un Paese civile anteponga le ciniche logiche dell’economia alla vita dei suoi cittadini.
Chiediamo come sindacato che vengano da subito bloccate tutte le attività produttive nelle zone colpite, che venga da subito istituita una cassa integrazione speciale, per garantire un reddito a chi non lavora e che vengano istituiti fondi ad hoc per intervenire nei luoghi di lavoro per la messa in sicurezza degli stessi.
Il lavoro nelle aziende delle zone terremotate non potrà essere ripreso prima che siano garantite le condizioni di assoluta sicurezza. Evidente la carenza strutturale di molti di questi edifici, che si sono accartocciati su se stessi come castelli di carta. Sarà compito della magistratura accertare le responsabilità, sarà compito anche di questo sindacato richiedere un indagine interna, per chiarire se i Vigili del Fuoco in questo frangente hanno fatto tutto quello che dovevano, per scongiurare quanto accaduto. Non possiamo infatti sottrarci a domande importanti, se è vero quanto affermato da alcuni giornali. Se alcune delle strutture che sono crollate avevano avuto il via libera alla ripresa lavori da parte dei nostri tecnici, dovremo domandarci se oggi esistono gli strumenti idonei per dare risposte certe. Risposte che se sbagliate, costano la vita delle persone. Vogliamo essere certi, che non siano state impartite direttive per indurre a valutazioni frettolose, così da permettere la rapida ripresa della macchina economica. Fondamentale l’applicazione del principio di precauzione, dunque prioritario ridurre al minimo il rischio e conseguentemente la perdita di vite umane. Non vogliamo apparire, quelli dell’oracolo del giorno dopo, ma come sindacato abbiamo l’obbligo di intervenire su una tragedia che tocca soprattutto il mondo del lavoro e la sicurezza ad esso connessa. Siamo o non siamo il Paese delle catastrofi annunciate? Abbiamo pianto troppo spesso per aver ignorato indizi e segnali chiari che l’ambiente ci aveva così chiaramente indicato.
Concludiamo con una riflessione sulla Protezione Civile, che oggi vive un momento di trasformazione. Allo stato attuale si rischia di perdere ancora una volta l’occasione per dotare questo Paese di un sistema efficiente di salvaguardia, si rischia ancora una volta di non prestare attenzione alla grave situazione in cui si trova il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, depotenziato e con sempre meno risorse. La USB VVF sta preparando e presenterà presto una proposta di legge che mira ad ottimizzare e migliorare il sistema di Protezione Civile, ponendo i Vigili del Fuoco al centro di questa organizzazione. Speriamo di essere ascoltati per il bene di tutti.
La USB Vigili del Fuoco è vicina a tutta la popolazione colpita dell’Emilia ed è vicina alle famiglie di tutte le vittime."
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Sta Arrivando, Cosa ci Farei
Arriva finalmente la sede Arcigay anche a Ravenna; ne parlavo giorni fa con la Presidentessa Noanda Tania Moroni. Dopo un tira e molla con le istituzioni durato mesi, il Comune ha concesso all'associazione un locale nella zona della Darsena. "Proprio nel bronx" ho commentato ironico "beh se è troppo tranquillo poi ci si annoia".
Ora sorge il problema delle attività, perchè Ravenna soffre di un provincialismo cronico, e come sentivo appuntare tra loro i rappresentanti, cene e serate lasciano un po' perplessi, perchè la gente, i ragazzi, "si vergognano di farsi vedere" in un posto così.
Quello della chiusura mentale, del timore e del sospetto, è un problema secondo me ben più viscido dell'omofobia palese e violenta, almeno a livello mentale e sociale. La discriminazione non è solo sentirsi apostrofare con parole volgari, botte o gesti violenti, ma anche l'essere evitati, scatenare i bisbiglii e le chiacchiere delle persone.
E condivido io per primo affermazioni stereotipate come "ma fregatene di quello dice la gente" o "cammina a testa alta", ma per un ragazzo adolescente che si ritrova spiazzato e confuso dalla propria identità non è così facile come può esserlo per una persona adulta e matura.
Ho pensato così di dare anch'io il mio contributo 'ideale' sul tipo di iniziative cui dar vita.
Quella delle cene è sicuramente una valida proposta, per conoscersi, confrontarsi, chiacchierare ed anche per pagare le spese di gestione della sede. Serate culturali, con proiezione di film, documentari, lettura di libri e testimonianze dirette, per creare un'ambiente favorevole all'attualizzazione ed al dibattito; anche una piccola biblioteca a tema può essere un modo per incentivare la partecipazione e la discussione.
Banale un servizio bar, che accolga e ristori. Magari occasionalmente anche un piano bar o esibizioni di artisti nuovi, sono molti i talenti che aspettano solo un pubblico. Esposizioni di quadri, disegni e sculture, per rimanere nel tema arte.
Oltre a manifestazioni e sit-in, si potrebbero anche organizzare concorsi o lezioni, di scrittura, pittura, musica, incontri con medici (psicologi, dietisti, sessuologi..).
Inoltre l'Arcigay può avere una funzione sociale e ludica, e far incontrare le persone in cerca di compagnia, per cui anche single-party e speed-date sono idee da valutare.
Qualcuno teme però così di dare all'esterno un'immagine troppo goliardica, una 'agenzia matrimoniale' sminuirebbe il valore dell'associazione: "Ecco, ma così dai credito all'immagine del finocchio ninfomane ed arrapato dipinta dall'opinione pubblica". No, tento di dare l'immagine dell'omosessuale come persona NORMALE, con tutte le sue debolezze e le sue fragilità; iniziative del genere sono già una realta nel mondo etero, perchè per i gay dovrebbe essere diverso? Se ci si ostina nel voler far apparire gli omosessuali come supereroi, allora sì che scatta la reazione contraria.
Un amico mi ha poi suggerito corsi di trucco per le lesbiche e di cambio lampadine per i gay (dai è solo una battuta, non arrabiatevi :)
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Ora sorge il problema delle attività, perchè Ravenna soffre di un provincialismo cronico, e come sentivo appuntare tra loro i rappresentanti, cene e serate lasciano un po' perplessi, perchè la gente, i ragazzi, "si vergognano di farsi vedere" in un posto così.
Quello della chiusura mentale, del timore e del sospetto, è un problema secondo me ben più viscido dell'omofobia palese e violenta, almeno a livello mentale e sociale. La discriminazione non è solo sentirsi apostrofare con parole volgari, botte o gesti violenti, ma anche l'essere evitati, scatenare i bisbiglii e le chiacchiere delle persone.
E condivido io per primo affermazioni stereotipate come "ma fregatene di quello dice la gente" o "cammina a testa alta", ma per un ragazzo adolescente che si ritrova spiazzato e confuso dalla propria identità non è così facile come può esserlo per una persona adulta e matura.
Ho pensato così di dare anch'io il mio contributo 'ideale' sul tipo di iniziative cui dar vita.
Quella delle cene è sicuramente una valida proposta, per conoscersi, confrontarsi, chiacchierare ed anche per pagare le spese di gestione della sede. Serate culturali, con proiezione di film, documentari, lettura di libri e testimonianze dirette, per creare un'ambiente favorevole all'attualizzazione ed al dibattito; anche una piccola biblioteca a tema può essere un modo per incentivare la partecipazione e la discussione.
Banale un servizio bar, che accolga e ristori. Magari occasionalmente anche un piano bar o esibizioni di artisti nuovi, sono molti i talenti che aspettano solo un pubblico. Esposizioni di quadri, disegni e sculture, per rimanere nel tema arte.
Oltre a manifestazioni e sit-in, si potrebbero anche organizzare concorsi o lezioni, di scrittura, pittura, musica, incontri con medici (psicologi, dietisti, sessuologi..).
Inoltre l'Arcigay può avere una funzione sociale e ludica, e far incontrare le persone in cerca di compagnia, per cui anche single-party e speed-date sono idee da valutare.
Qualcuno teme però così di dare all'esterno un'immagine troppo goliardica, una 'agenzia matrimoniale' sminuirebbe il valore dell'associazione: "Ecco, ma così dai credito all'immagine del finocchio ninfomane ed arrapato dipinta dall'opinione pubblica". No, tento di dare l'immagine dell'omosessuale come persona NORMALE, con tutte le sue debolezze e le sue fragilità; iniziative del genere sono già una realta nel mondo etero, perchè per i gay dovrebbe essere diverso? Se ci si ostina nel voler far apparire gli omosessuali come supereroi, allora sì che scatta la reazione contraria.
Un amico mi ha poi suggerito corsi di trucco per le lesbiche e di cambio lampadine per i gay (dai è solo una battuta, non arrabiatevi :)
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martedì 29 maggio 2012
E Rivoluzione Fu
"Il Calcio dovrebbe fermarsi 2/3 anni" ha detto Monti.
Non la disoccupazione, le tasse, neanche gli scandali che di recente hanno travolto la politica ed i partiti sono riusciti nell'impresa di portare le masse in piazza. Ma questa frase ha tutta la potenza necessaria per far credere all'italiano medio non vi sia altra soluzione se non ribellarsi.
Altro che forconi, altro che fucili caldi per la Padania libera. La minaccia di fermare il calcio.
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Non la disoccupazione, le tasse, neanche gli scandali che di recente hanno travolto la politica ed i partiti sono riusciti nell'impresa di portare le masse in piazza. Ma questa frase ha tutta la potenza necessaria per far credere all'italiano medio non vi sia altra soluzione se non ribellarsi.
Altro che forconi, altro che fucili caldi per la Padania libera. La minaccia di fermare il calcio.
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