lunedì 7 gennaio 2013

Fondi alle Scuole Cattoliche, Niente Election Day a Bologna

Il sindaco di Bologna Merola ha deciso che non si farà l'election day in città.
Le consultazioni da coniugare sarebbero state le elezioni politiche (24 e 25 febbraio) ed il referendum locale per decidere sul regalino alle scuole private cattoliche di un milione di euro all'anno (che si terrà il 26 maggio).
Uno schiaffo alla Laicità dello Stato e dell'Istruzioni per Tutti e Di Tutti.

Maurizio Cecconi, del comitato Articolo 33 e tra i promotori del quesito, commenta la decisione con ira e amarezza: "Hanno una paura gigantesca del risultato e provano a delegittimarlo, sfavorendo la partecipazione", e snocciola qualche cifra sui costi: "il Pd spreca altri 534.000 euro dei soldi pubblici pur di non accorpare il referendum alle elezioni politiche".
Cifre però smentite dallo stesso Merola, che aggiunge che "secondo lo Statuto e il regolamento vigenti non è possibile accorpare il referendum comunale con le elezioni". Vorrei proprio vederli, questi documenti.
Anche il gruppo dei vendoliani al Comune è lanconico, ritenendo "persa un'opportunità", perchè "per noi la consultazione dei cittadini sul finanziamento delle scuole paritarie private andava fatta nelle condizioni migliori possibili di partecipazione".
Conclude Cecconi "La miglior risposta dei cittadini bolognesi sarà quella di recarsi in massa alle urne il 26 maggio e di votare 'NO' ai finanziamenti comunali alle scuole private. Amen".

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Dimmi Cosa Ostacoli e ti Dirò Chi Sei

Giudicate un po' voi.
Monti, da novello politico, ha cominciato subito a promettere la modifiche delle misure da lui stesso deliberate e scaricare qui e là qualche responsabilità.
Apprendiamo, quindi, che la legge anti-corruzione "va migliorata perché le tre forze politiche (...) non hanno trovato intesa per colpa del Pdl", e che "sul mercato del lavoro avremmo voluto fare di più ma c’era un freno del Pd".

Quindi il PdL ha ostacolato la legge anti-corruzione, una giusta norma di trasparenza e correttezza ('Giusta' perchè la corruzione è un Reato, ndr), mentre il PD ha responsabilmente cercato di annacquare la riforma del welfare, mantenendo ad esempio la possibilità di riassunzione in caso di licenziamento senza giusta causa, sebbene a discrezione del giudice.
Anche se la mia visione non coincide con quella del Partito Democratico su molte cose, non posso fare a meno di notare come le due cose siano molto diverse: il PdL con la sua azione ha difeso dei criminali, mentre il PD ha mantenuto il più possibile la saldatura dei valori sociali su cui è fondata l'Italia.
Quelle italiane sul lavoro saranno state anche impalcature vecchie e polverose che necessitavano di una registratina, ma i progetti tecnici di riforma rischiavano seriamente di svuotarle e comprometterle in maniera irreparabile.
Vedete un po' poi qual'è la colpa più grave.

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Democrazia ma Non per Tutti

Non c'è solo la religione cattolica ad intromettersi nella politica, il Movimento Raeliano propone addirittura una sua singolare idea di democrazia.
Una Geniocrazia, così la chiamano, che riconosca i diritti di voto attivo e passivo solo ai soggetti dotati di un'intelligenza superiore.
Potrebbero votare, quindi, solo quei cittadini che hanno un Q.I. superiore, ad esempio, del 10% alla media, e candidarsi per essere eletti solo quelli con il Q.I. al 25% oltre la media.

Un'idea affascinante, la politica dei saggi e dei sapienti. Un'Aristocrazia (letteralmente 'Governo dei Migliori') basata sul Merito.
Che però potrebbe trovare una qualche ombra di giustificazione solo in una società dove l'apprendimento è garantito e gratuito per tutti, a qualsiasi età e per qualunque percorso; in una comunità composta da automi, che non cambiano mai idea, capaci sempre di riconoscere e credere onestamente nelle proprie capacità.
E quindi, non questa.
La Democrazia, intesa come la mera legge dei numeri, rimane “la peggiore forma di governo,escluse tutte le altre”.

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domenica 6 gennaio 2013

Al Solito

Ecco che quelli del PD partoriscono il solito slogan arrogante della sinistra al caviale (o almeno alle uova di lompo).
Sì perché, vedete, autoincensarsi con "L'ITALIA GIUSTA" significa volersi pomposamente attribuire una dose di 'superiorità morale', vizio da sempre contestato alla nostra sinistra.
E lo dico da quasi sostenitore della linea ideologica del Partito Democratico (a parte ovviamente le frange più filovaticane e conservatrici).

La formazione esce da un periodo difficile per lui, in cui paga la responsabilità tenuta al paese ed al governo tecnico, nel quale comunque non ha mancato di rivendicare il suo profilo (la possibilità di riassunzione in caso di licenziamento senza giusta causa, sebbene a discrezione del giudice, è merito del Partito Democratico).
Si poteva giocare su questo, nella costruzione di uno slogan efficace; tipo "siamo stati responsabili, ora dobbiamo essere migliori".

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